Connect
To Top

Corsica Sardinia Ferries Elba navi gialle golfo aranci sardegna olbia


ottimax olbia condizionatore doccia idropulitrice casetta scaldabagno
Spesati spesa online consegna domicilio Porto cambusa olbia porto rotondo Sardegna Golfo Aranci negozi shopping sardegna

Dal Kurdistan a Olbia per la libertà: ecco la storia di Haci ed Hemine

Da giornalista perseguitato a imprenditore gastronomico

nomasvello-olbia-luce-pulsata-centro-martini-estetico
AUCHAN OLBIA_ISOLAMOSTRA
Bacchus Ristorante Jazz Hotel Olbia

Olbia, 15 luglio 2017 – Gli olbiesi che frequentano il centro storico e i suoi locali hanno certamente notato la piccola ‘gastronomia’ che, da un anno a questa parte, campeggia davanti alla piazza con le sue sedie arancioni. Un piccolo posto, praticamente a gestione familiare, che a prima vista sembra il ‘solito’ kebabbaro, ma che a una visione più attenta nasconde una grande storia di speranza legata a un popolo antico e perseguitato.

Consegna gratuita Spesati sopra 100 euro olbia sardegna spesa online supermarket domicilio

La piccola gastronomia è il sogno di libertà di Haci ed Emine: una giovanissima coppia curda che, in questo piccolo locale di Olbia, prepara e serve agli avventori tante specialità curde. Dietro i samosa, il bulgur, gli involtini con la foglia di vite si nasconde una storia di lotta, di sofferenza e di sopraffazione. Haci, un giovane dal sorriso gentile, parla tante lingue anche se con l’italiano ancora incespica un po’: la sua voglia di farsi capire e di comunicare, però, è tanta. Si tratta di un retaggio della sua vita in Turchia sotto il regime di Erdogan, quando con il suo lavoro di giornalista cercava di raccontare i soprusi patiti dal suo popolo: un popolo perseguitato, senza Stato e senza diritto alla specificità etnica e culturale.

Per anni, Haci ha raccontato la violenza etnica patita dai curdi in Turchia e alla fine il suo lavoro di giornalista lo ha messo nei guai: nel 2009 lui e i suoi colleghi sono stati condannati a 70 anni di carcere per via dell’attività di divulgazione. “Sono venuti a prenderci  nel  2009 – racconta Haci –, ma io sono riuscito a fuggire prima in Serbia, poi in Bosnia e infine in Italia dove ho chiesto e ottenuto asilo politico”.

Haci come unica colpa ha quella di aver collaborato per due anni, facendo un lavoro perfettamente legale, in un giornale curdo. Per colpa di questo lavoro, la famiglia del giovane curdo-olbiese ha pagato un prezzo altissimo: “Mio padre ha trascorso due anni in carcere senza una vera ragione, poi è riuscito a scappare in Germania – continua Haci -. Lui lavorava al DEP (Partito  democratico  della Turchia) ma il nome non deve trarre in inganno, si chiama partito democratico della Turchia perché chiamarlo partito  democratico  del  Kurdistan è illegale”.

Dopo una fuga rocambolesca, Haci nel  2016 è approdato ad Olbia e in società con Gunus Mucedin ha aperto lo Zaza donar Kebab, locale presente anche a Cagliari. Nonostante la gastronomia impegni moltissimo Haci e la sua giovane moglie, il suo pensiero è rivolto costantemente verso la causa curda e il suo popolo.  “Io sostengo Ocalan (leader della causa curda in  carcere dal 1999, ndr). Lui è un grande pensatore, comunica con noi dal carcere tramite i libri che scrive. La mia lingua sta morendo, la mia cultura sta morendo e per me è  diventato  di  vitale  importanza tramandarla, e quando il popolo curdo  sarà libero,  tornerò a casa”. Insomma, a Olbia Haci si trova bene, ma il suo cuore rimane indissolubilmente legato al Kurdistan.

La Turchia, oggi, sta attraversando uno dei periodi più difficili e bui della sua storia. Benché Erdogan sia stato confermato con il 51% dei voti come Presidente, rimane un capo di stato discusso, criticato e fondamentalmente dittatoriale. La Turchia di Kemal Ataturk, ‘democratica’ e filo-occidentale, non esiste più: esiste la Turchia dell’Islam radicale, della libertà di stampa violata, nel negazionismo sul genocidio armeno (per la verità mai eliminato); è la Turchia delle cariche sui giovani manifestanti, dell’islamismo strisciante e della costante violazione dei diritti umani.

L’aspetto religioso, per il ‘sultano’ Erdogan, è fondamentale: egli stesso ha più volte dichiarato che l’islam moderato, cioè quello normale, non esiste perché l’islam è uno solo. Cosa storicamente inesatta perché ci sono tantissimi tipi di islam, esattamente come nel cristianesimo. La causa curda viene legata a doppio filo con questo modo assolutistico di vedere la religione, poiché Ocalan – dal carcere – ha impresso una svolta progressista e femminista al suo popolo. Una scelta, questa, sostenuta da Haci. “Io pratico l’islam – rivela Haci -, ma questo non ha niente a che vedere con la causa kurda né con la condizione femminile. Per me la donna curda deve essere libera ed emancipata,  può studiare, lavorare e avere la vita che desidera. A mia moglie non do nessun ordine, lei non è  sotto di me, noi  stiamo insieme,  è una mia pari. La religione non c’entra nulla, è una scelta personale. Solo col socialismo la causa curda può andare avanti, non certo con la religione. Noi siamo contro il fascismo e contro  l’oppressione di  tutti i popoli della Mesopotamia. Solo in  Turchia ci  sono 25 milioni di  curdi, ad Istanbul  sono 5 milioni, in tutta la Mesopotamia i curdi sono ll’85%”.

La passione politica di Haci è evidente, ma la vita in Sardegna lo ha rasserenato tantissimo. “I  sardi mi piacciono tanto – dice sorridendo  Haci -.  Mi ha colpito la somiglianza con il nostro popolo: le tradizioni, i  balli, i  colori  sono molto  simili  a quelli  del  Kurdistan. Qui ad Olbia sono felice, ma mi manca il mio paese. Vorrei  far conoscere la cultura curda agli olbiesi perché  è una cultura antica e allo stesso  tempo aperta. Vorrei organizzare delle manifestazioni  e una festa. Se ottengo il permesso, mi piacerebbe organizzare il Newroz e fare un  gemellaggio con la cultura sarda. E vorrei  che partecipassero i partigiani  che ormai  non combattono più,  che sono andati  via dal  Kurdistan e che hanno tanto da raccontare. Credo  alla libertà  del  Kurdistan – conclude Haci – e vivo per questo, tutto  quello  che faccio è per il Kurdistan. Con la mia attività propongo la cucina tradizionale del mio paese, partendo dal  bulgur, la sorma, i  felafel e il kisin. L’attività sta andando  molto  bene,  gli olbiesi  sono  gentili e spero di riuscire ad avvicinarli  alla cultura kurda anche tramite la mia cucina”.

L’oppressione dei curdi dura ormai da troppo tempo e risulta irrazionale che Usa, Nato e Unione europea ritengano la resistenza curda, personificata dal PKK, un’organizzazione di tipo terroristico soprattutto adesso che gli atti violenti sono terminati ed è stata impressa una svolta riformista. I curdi stanno lottando per non perdere la loro identità e per non essere dimenticati. Il popolo curdo desidera la pace e il rispetto della sua identità. In questi giorni, l’ufficio  stampa delle forze di  difesa del popolo, l’HPG, ha pubblicato una dichiarazione in cui  viene segnalato  che le operazioni militari condotte dall’esercito turco continuano ad aumentare.

 

 


golfo aranci rovazzi gamf cinema mon amour
Studio dentistico dottoresse Satta Olbia via ungheria 35 Stefania Satta
ottimax olbia condizionatore doccia idropulitrice casetta scaldabagno

More in Cronaca Olbia

ottimax olbia condizionatore doccia idropulitrice casetta scaldabagno
apertura prenotazioni sardinia ferries estate 2016
ASPO trasporti olbia
CHIUDI
CLOSE