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La Maddalena: “Nessuno tocchi il punto nascita”

Le consigliere regionali di Parità contro l’Associazione Nazionale Ostetrici e Ginecologi

Olbia, 14 novembre 2017 – Il caso del Punto Nascita di La Maddalena, presidio considerato fondamentale dalle maddalenine, torna a far parlare di sé grazie a una lettera aperta di tre consigliere  regionali di parità: Lidia Fancello, Rina Pileri e Irene Casalloni.

È sconcertante che ancora una volta sia proprio una donna ad essere contro le donne – scrivono le tre consigliere regionali di Parità -. Nel caso specifico si parla di Elsa Viora presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani, la quale si è espressa contro la riapertura del punto nascita dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena, appellandosi addirittura al governatore della Sardegna Francesco Pigliaru, agli assessori e al presidente del consiglio Ganau“.

Le tre consigliere di Parità non hanno gradito le affermazioni della dott.ssa Viora e così le rispondono: “Vorremmo ricordare che nella sanità è pericoloso fare i conti del ragioniere basandosi solo sul numero delle nascite, ma soprattutto vorremmo ricordare dei passaggi importanti: la Regione Sardegna è una regione che gode di autonomia speciale, in virtù della propria insularità e di altri fattori geografico/demografici, non ultimo il numero della popolazione rispetto alla grande vastità dell’isola – continua la nota stampa -. I numeri dettati dalla ministra nazionale Lorenzin che vuole la chiusura dei punti nascita che non totalizzano almeno 500 parti all’anno, non possono a nostro avviso, essere applicati in maniera pedissequa equiparando la Sardegna ad altre regioni più popolose come per esempio la Lombardia o la Sicilia. Occorre invece contestualizzare il problema ed analizzare quali siano le vere criticità dell’ospedale Paolo Merlo e su quelle agire“.

Secondo le consigliere, a subire i maggiori disagi saranno proprio le donne. “Le donne in questo caso le maddalenine, saranno ancora una volta le vittime sacrificali dell’inefficienza della sanità, la quale piuttosto che rimediare a carenze di personale e di inadeguatezza delle sale operatorie, preferisce cancellare il problema con un colpo di spugna continuano -. Fuori il dente dunque, ma il dolore e il disagio rimangono, per tutte quelle giovani madri che dovranno affrontare viaggi in elicottero, se il maestrale non permette la partenza dei traghetti e poi un trasporto in ambulanza fino al “Giovanni Paolo II” di Olbia. Al momento attuale non risulta che sia stato attuato un servizio di trasporto in elicottero, ma ammesso e non concesso che sia attivato in tempi brevi, esso si dovrebbe usare in condizione di mare avverso per le quali non partirebbe il traghetto. In considerazione di questo, dovrebbero spiegarci il motivo per il quale una donna presumibilmente in preda alle doglie ed in procinto di partorire o con patologie emorragiche, dovrebbe accettare tutto questo calvario come la soluzione migliore, se si tiene anche conto che la strada che va da Palau ad Olbia non è esattamente una superstrada a quattro corsie e presenta dei tratti abbastanza pericolosi anche per automobilisti in condizioni normali, figuriamoci per un’ambulanza che sfreccia a tutta velocità, per non parlare dell’intasamento dato dal traffico turistico nei mesi di maggiore afflusso. Si consideri che la percorrenza media calcolata da La Maddalena ad Olbia in condizioni favorevoli, supera comunque le due ore. Si rammenta inoltre il clamoroso precedente della regione Veneto che ha protestato contro la chiusura di ben sette punti nascita fra i quali quelli più famosi di Chioggia e Venezia. Ci appelliamo dunque anche noi sia al presidente della Regione Francesco Pigliaru, sia all’assessore alla sanità Arru, sia al presidente del consiglio regionale Ganau e chiediamo anche l’intervento della classe politica gallurese, affinché si difendano i diritti delle donne e perché riteniamo inammissibile che chi non conosce le peculiarità della nostra isola debba dettare ancora una volta legge a casa nostra”.


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