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Sardegna, terra di conquiste millenarie

"L'area di Olbia è stata più volte frequentata e colonizzata dai popoli di passaggio, questo grazie al contesto ambientale favorevole: un porto naturale riparato e aperto sulle principali rotte tirreniche, con fondali bassi adatti all’allevamento del pesce ed alla raccolta del sale, una piana fertile alle spalle protetta da una corona di colline tra le quali si aprono facili passaggi verso l’entroterra. Antiche testimonianze risalgono al Neolitico, ma è sicuramente in età nuragica (1600- 900 a.C.) che il territorio è densamente occupato dalle colline al mare e ne abbiamo parecchie testimonianze: nuraghi, villaggi, tombe di giganti, pozzi sacri."

Museo Archeologico di Olbia

 

Chiesa di San Paolo - Olbia CentroCon l’arrivo dei Fenici, intorno al 750 a.C., e dei greci, verso il 630 a.C., Olbia comincia a svilupparsi attorno al porto e al santuario dedicato alla sua divinità fondatrice e protettrice, il Melqart fenicio-punico (corrispondente all’Eracle greco e all’Ercole romano). Attualmente il santuario si trova sotto la Chiesa di San Paolo. Dopo il 348 a.C. Olbia assume una forma urbana di tipo ellenistico,  con una struttura ortogonale imperniata sull’asse che collega  il porto al santuario (l’attuale Corso Umberto I) che la città conserva tuttora.

Acquedotto Romano - Olbia

Ma è il III secolo a.c. che vede lo sviluppo di Olbia dal punti di vista urbanistico ed infrastrutturale: i romani infatti dotano la città di un foro, di templi, di due edifici termali, di un acquedotto, di strade lastricate. Con il declino dell'impero romano e con l'arrivo dei vandali Olbia vive un periodo buio dove il porto, punto nevralgico degli scambi commerciali, subisce una fase di stallo a causa delle condizioni pessime in cui lo lasciarono i conquistatori.

 

 

 

Ciononostante è sede vescovile e continua a intrattenere rapporti commerciali, seppur deboli, con la Penisola, i quali troveranno rinnovato slancio intorno all’anno 1000, con la nascita del Giudicato di Gallura (di cui col nome di Civita è capitale) e con la bonifica del porto.

La conquista aragonese della Sardegna nel XIV secolo segna per la città, ora Terranova, l’inizio di un altro più lungo periodo di crisi, con una drastica riduzione della popolazione a poche centinaia di abitanti.

Nel 1939 Olbia riprende il suo antico nome e intraprende un nuovo cammino di ascesa, soprattutto negli anni ’60, che l’ha condotta a pareggiare e a superare i fasti del passato.

 

 

 

tomba dei giganti su monte e s'ape - Olbia

 

 

La continuità di vita nel presente alimenta una percezione frammentaria della sua storia, il cui racconto è affidato al Museo Archeologico e a poche finestre aperte sul passato: il nuraghe di Cabu Abbas, la tomba di giganti di Su Monte ‘e s’Ape, il pozzo sacro di Sa Testa, le mura puniche di via Torino, il quartiere punico di via Nanni, la fattoria di s’Imbalconadu, il foro davanti al Municipio, l’acquedotto romano a Sa Rughittula, in via Canova e in via Nanni, i castelli di Sa Paulazza e di Pedres.

Tutti questi siti visitabili in giornata, sono facilmente raggiungibili dal centro di Olbia.

 

 

 

 

 

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Pozzo Sacro Sa Testa - Olbia

 



 

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